Articolo scientifico

Le linee guida per il sesso nella patologia cardiaca

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Oggi parleremo di un argomento molto delicato, la ripresa delle attività sessuali per una persona cardiopatica o che ha subito un evento cardiaco acuto o infarto.

Da sessuologa mi capita spesso di parlare in equipe con i medici di famiglia (MMG) e con i cardiologi che spesso mi chiedono cosa dire ai loro pazienti sulla sessualità.

Di recente ne ho parlato al convegno ECM  “Il cardiopatico ischemico coronarico e la sessualità: il parere dello psicologo” presso il congresso “Il cuore a nord di Napoli” Asl Na2 Nord e al seminario della Shedir Pharma “La sessualità nella patologia cardiaca”.

In realtà il primo passo per una persona che ha subito un evento cardiaco acuto ed è in cura per riprendere in mano la propria vita è parlarne con il proprio medico ma è difficile ed imbarazzante.

Nei pazienti con malattie cardiovascolari, infatti, in particolare in quelli con cardiopatia ischemica, molti fattori favoriscono l’elevata incidenza di Disfunzioni Sessuali (DS)e Disfunzione Erettile (DE) che possono anche precedere la comparsa della malattia, ma soprattutto ne sono una sequela, perché hanno un meccanismo fisiopatologico simile e gli stessi fattori di rischio.

Negli Stati Uniti una Disfunzione Sessuale (DS) è stata riscontrata nel 33% degli uomini e nel 43% delle donne con cardiopatia ischemica.

In Italia, invece, in uno studio su 300 pazienti  (età media 62.5 anni) con dolore toracico acuto e malattia coronarica documentata angiograficamente, la prevalenza di Disfunzione Erettile (DE) è stata del 49%, distinta in lieve (14%), lieve moderata (21%), moderata (14%) e grave (51%), ed era evidente nel 70% dei casi in media 39 mesi prima della comparsa dell’angina.

Quindi, quali sono le cose più importanti da sapere?

  • I farmaci per il cuore aumentano la disfunzione erettile?

Purtroppo alcuni dei farmaci assunti per curare il cuore possono influenzare la sessualità soprattutto per quel che riguarda la perdita o diminuzione dell’erezione. La soluzione non è assolutamente quella di sospendere i farmaci!

Bisogna invece superare l’imbarazzo e parlarne con il medico perchè è sicuramente possibile cambiare farmaco o modificare alcune caratteristiche della somministrazione per annullare l’effetto negativo del farmaco sull’erezione ma solamente un medico può capire in che modo.

  • Il ruolo del partner

Vedere la persona che ami stare male è tremendo ma lo è ancora di più capire come le cose fra voi siano cambiate. L’intimità è un ricordo, si è più una madre/infermiera o un badante che un amante. Le cose però devono cambiare. Numerosi studi dimostrano, infatti, come l’intimità e la sessualità tra partner siano alcuni fra i più importanti fattori che portano ad una buona guarigione e ad una buona aderenza alla terapia. Per migliorare l’intimità di coppia è necessario riscoprirsi e riconoscersi come amanti a partire da baci e massaggi per poi inserire gradualmente il sesso. In caso il desiderio sessuale non ritorni anche un paio di colloqui di coppia dal sessuologo possono cambiare radicalmente la situazione e portare ad un benessere intimo, sessuale ed affettivo di coppia.

In sintesi, tutte queste ricerche cosa ci dicono?

Che è normale avere un calo del desiderio sessuale o una disfunzione erettile per un paziente cardiopatico ma, in entrambi casi è possibile riprendere la propria vita amorosa e sessuale. Tuttavia sono necessari alcuni cambiamenti sia dal punto di vista fisico che sessuologico.

Oggi abbiamo parlato dei possibili problemi e di alcune delle soluzioni. Mercoledì prossimo uscirà un articolo molto pratico su cosa è possibile fare e non fare tra le lenzuola con una persona cardiopatica.

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Se hai bisogno di un colloquio con uno psicologo o un sessuologo manda la tua richiesta e verrai contattato quanto prima:

 

Di seguito alcune foto dell’evento di ieri. Colgo l’occasione nuovamente per ringraziare la Shedir Pharma che si è dimostrata sempre attenta ai bisogni dei medici e dei pazienti.

 

Bibliografia di riferimento

  • Bunzel B., Grundboecl A. et al.  (1992) The denial of illness and its influence on the partner relationship after heart transplantation. Praxis der Psychotherapie und Psychosomatick 37.
  • Compare A., (2012) Relazione di coppia e malattia cardiaca. Clinica psicologica relazionale in psicocardiologia. Springer edizioni.
  • Lindau ST, Abramsohn EM, Bueno H, et al. Sexual activity and counseling in the first month after acute myocardial infarction among younger adults in the United States and Spain: a prospective, observational study. Circulation 2012;139:2302-9.
  • Molinari E., Compare A., Parati G.;  (2007) Mente e Cuore. Clinica psicologica della malattia cardiaca. Springer edizioni.
  • Scardi S, Chiatto M, Abrignani MG. Counseling di coppia per i pazienti con malattie cardiovascolari e i loro partner: un nuovo impegno formativo per l’ANMCO.  Cardiologia negli Ospedali 2015;203:35-6.
  • Scardi S. (2016); Perché i cardiologi trascurano la salute sessuale dei loro pazienti? Una revisione critica. G Ital Cardiol . Il Pensiero Scientifico Editore.

 

COPYRIGHTS Tutti i diritti sul testo e sulle immagini sono riservati e di proprietà dell’autore.

Scritto dalla dott.ssa Roberta Autore

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La transessualità di un figlio

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INFANZIA E TRANSESSUALITA’

L’identità di genere è la percezione unitaria e persistente di se stessi, o auto-identificazione, come appartenente al genere maschile o femminile o ambivalente (Simonelli, 2002).

Si considera identità di genere di un individuo il sesso a cui, indipendentemente dalla sessualità biologica, si sente di appartenere (Rogers, 2000).

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A che età si forma l’identità di genere?
Intorno ai 3 anni la maggior parte dei bambini e delle bambine esprime attraverso alcuni comportamenti i suoi interessi tipicamente maschili o femminili. Intorno ai 5-6 anni, la maggior parte di essi sembra avere una intensa necessità di comportarsi secondo quello che è considerato appropriato al gruppo dei maschi e delle femmine.

Il gioco sbagliato?

Non esistono giochi o colori d’abbigliamento ed accessori che siano tipicamente maschili o femminili. Il rosa, ad esempio, non è solo per le bambine e giocare con dinosauri, mostri e macchinine non è solo per bambini. Ma in alcune culture come la nostra spesso si insegnano ai bambini cosa è da maschi e cosa da femmine.

Le favole della nostra infanzia, le pubblicità ed i cartoni animati molto spesso ricalcano questi stereotipi di genere. I bambini, se educati in tal senso, sanno benissimo cosa è tipicamente da bambine e da bambini quindi sanno cosa è “adatto” a loro culturalmente.

Quando un bambino presenta interesse per i giochi/colori/ruoli del sesso opposto ci possono essere varie ragioni che vedremo qui di seguito.

  • La presenza di interessi tipici del sesso opposto è un fenomeno che si manifesta sia nel corso del normale sviluppo quando i normali processi evolutivi vengono perturbati (Sandberg et al.,1993; Linday, 1994).
  • Talvolta, comportamenti tipici del sesso opposto rappresentano solo una breve fase di transizione, soprattutto nel bambino intorno ai due anni.
  • In altri casi indicano una ‘flessibilità di genere’ non accompagnata da alcuna avversione o rifiuto per il proprio sesso di appartenenza, anche se il bambino prova disagio quando i suoi interessi non vengono condivisi o supportati dai coetanei dello stesso sesso, questo comportamento non rappresenta un fenomeno rilevante ma, al contrario, potrebbe indicare una buona sicurezza e flessibilità dell’Io.
  • In altri casi ancora, rappresentano un segnale di sofferenza intensa e possono dare l’avvio a serie difficoltà emotive che porteranno a disturbi duraturi (Coates, Cook, 2001).

 

Un abito non è solo un abito: breve cortometraggio

Questo video può aver commosso alcuni fra noi e la domanda, in alcuni casi sorge spontanea…

Forse mio figlio è trans: cosa faccio?

Le difficoltà relative all’identità di genere possono essere presenti già in giovanissima età, in questi casi è controproducente non affrontare la questione sperando che con l’età “passi”. Come mai?

Se si tratta di una sofferenza così radicata e connessa, ignorare il “problema” farà solo sentire peggio il bambino e, di certo, la difficoltà non svanirà da sola.

Il rischio di suicidio, depressione e disturbo post traumatico da stress aumentano se non si ha il sostegno della famiglia, se non si parla del dolore, se si è soli.

La soluzione è quella di andare come coppia genitoriale ad informarsi presso un professionista ed eventualmente anche con il proprio figlio.

Ovviamente la rete è un’ottima fonte di informazioni a riguardo. Vi consiglio di guardare il seguente video, la storia di tre giovani transessuali italiani e delle loro famiglie.

Questi filmati possono essere molto emozionanti per chi sta vivendo attualmente queste situazioni. Consiglio a qualsiasi genitore di rivolgersi ad una struttura pubblica (ad esempio il SAIFIP a Roma ed il policlinico a Napoli).

Per maggiori approfondimenti e per la bibliografia scientifica vi lascio di seguito la possibilità di scaricare le utilissime Linee Guida per la presa in carico dei minorenni con sviluppo atipico dell’identità di genere dell’ ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere).

Vi ricordo che è possibile sempre rivolgersi ad uno psicologo e sessuologo per una consulenza in merito. Per capire come svolgere un percorso di transizione, come affrontare il tema della transessualità in famiglia, per il rapporto con i fratelli e le sorelle, i compagni e le maestre.

Se interessati potete chiedermi un appuntamento inviando una mail a paroledisessuologia@gmail.com

Questo articolo è nato in seguito al seminario “Identità di Genere e Transessualità” tenuto dalla dott.ssa Roberta Autore in collaborazione con Sipea Onlus per il progetto Sportello d’ascolto sessuologico finanziato mediante il Bando Torno Subito della Regione Lazio.

Il 16 Dicembre 2017 si è concluso lo sportello. Tra qualche giorno uscirà un articolo su questo sito per raccontare com’è andato.

Intanto se vi va condividete l’articolo sui social e regalate un Mi piace alla mia pagina facebook. Grazie!

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Scritto da Roberta Autore

 

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